Corvi e “ottimistri”

Il ministro Scajola accusa la Marcegaglia di essere un uccello del malaugurio perchè fornisce dati e previsioni nere (invece forse anche troppo ottimistiche) della crisi dell’economia italiana.

Berlusconi accusa l’informazione di fomentare il pessimismo e intanto parla di nazionalizzare le banche (tra l’altro come se fosse un’idea sua), smentendo subito dopo di riferirsi alle banche italiane che godrebbero di ottima salute.

Purtroppo per loro e per tutti gli inguaribili ottimisti anche le Borse smentiscono e in particolare i titoli bancari oggi subiscono l’ennesima Waterloo mondiale. E ci si mette anche l’Istat con i dati industriali di dicembre.

A Wall Street Citigroup perde il 19,52% e Bank of America il 16,79%. In difficoltà anche JpMorgan -6,75% e Wells Fargo -10,49 per cento.

A Piazza Affari Intesa Sanpaolo sprofonda sotto i 2 euro a 1,925 euro in calo dell’8,44%. Male anche Banco Popolare (-7,51%), Ubi (-6,04%), UniCredit (-5,55%), Mediobanca (-4,47%), Bpm (-4,3%). Contiene le perdite, si fa per dire, Mps che si attesta sotto un euro a 0,99 centesimi (-3,04%).

In Europa, Ubs cede il 12,81% dopo che il dipartimento di Giustizia americana ha avviato una nuova offensiva legale per forzare il gruppo elvetico a rivelare informazioni su 52.000 conti appartenenti a cittadini statunitensi. Giù anche Rbs (-9,17%), Hypo Real Estate (-18,79%), Axa (-15,99%) e Crédit Agricole (-9,48%).

E se le banche italiane si continua a ripetere sono quelle meno a rischio, comincia a profilarsi per loro un 2009 drammatico. L’ufficio studi di Intermonte stima che le banche italiane ridurranno del 70% i profitti a fine anno. E già oggi è allarme patrimonio:

[…] Ma il vero problema, quello che può non far avverare la profezia di Berlusconi, dopo vent’anni in cui quasi tutti gli istituti sono stati privatizzati – e si sarebbe detto con successo, almeno fino a un anno fa – riguarda il patrimonio. Nei marosi della crisi operatori e istituzioni vogliono solidità patrimoniale crescente, mentre perdite, accantonamenti e difficoltà nella raccolta indurrebbero le banche a ridurre il capitale di vigilanza misurato dall’indice Core Tier 1. Su questo le nostre banche sono tra le più deboli dell’Occidente.

Uno Stato, specie se ricco di denari e povero di debito pubblico, potrebbe dare una mano. L’Italia, dopo tre mesi di scontri tra governo e banchieri, presterà una decina di miliardi, a tassi salati dell’8,5% e altri gravami. Ciò malgrado, da marzo tutti i grandi istituti – tranne forse Mediobanca e Ubi – emetteranno i famigerati Tremonti bond, convertibili in azioni su loro richiesta. L’unica “nazionalizzazione” per ora è questa, in sedicesimo. Ma di questa ce n’è un dannato bisogno.

Il prevedibile ricorso ai Tremonti Bond (che oggi hanno avuto il via libera dalla Commissione UE) la dice lunga sulla solidità del nostro sistema bancario e qui, per chi si è appassionato, c’è un altro punto di vista che esamina la questione della patrimonializzazione da un’altra interessante angolazione.

Non è questione di corvi ma di sano realismo, di cui i nostri governanti non sono evidentemente dotati.

Post scriptum
Citigroup, il più grande gruppo bancario del mondo, con oltre 300.000 impiegati e 200milioni di conti correnti in 100 paesi del mondo, più di quelli che aderiscono all’ONU, oggi capitalizza poco più di 13 miliardi di dollari, ovvero 10 miliardi di euro, giusto un miliardo in più di quello che è stato pagato per Banca Antonveneta solo 9 mesi fa.

Addio Lugano bella

L’UBS ha accettato di pagare 780 milioni di dollari nell’ambito di un accordo extragiudiziale con le autorità statunitensi, per risolvere una spinosa questione di evasione fiscale. L’istituto bancario ha pure deciso di svelare i nomi dei facoltosi clienti che ha aiutato a non pagare le tasse, ha precisato mercoledì sera il Dipartimento di giustizia di Washington.

E’ la fine del mitico segreto bancario svizzero? Per ora, a cantare vittoria è il solo fisco americano. Vedremo le prossime mosse dei governi europei che dovrebbero essere molto interessati all’argomento, escluso probabilmente il nostro Tremonti che tra le sue priorità non sembra avere, aldilà delle chiacchiere, quella della lotta all’evasione fiscale.

Eufemismi

Preceduto nei giorni scorsi dal martellante battage pubblicitario di Milano Finanza, il Monte Paschi Siena si appresta a chiedere aiuto a Tremonti.

Infatti il Direttore Generale Antonio Vigni ha riconfermato oggi l’interesse della Banca per il prestito obbligazionario del governo italiano che potrebbe essere lanciato nelle prossime settimane.

“Confermiamo il nostro interesse per il cosiddetto Tremonti bond,” ha detto Vigni “voglio sottolineare che il pacchetto italiano di aiuti non è un piano di salvataggio come quello che abbiamo visto negli Stati Uniti”.

Sottolineatura quanto mai opportuna perchè chiedere un prestito al governo ad un tasso del 7,5% più che a un salvataggio assomiglia sicuramente a qualcosa che in Italia viene descritto con tutt’altro termine.

E le stelle stanno a guardare

Scrive il Sole 24 Ore, di cui il Monte Paschi Siena è uno dei maggiori inserzionisti pubblicitari:

Arriva così a compimento a Siena il lungo percorso intrapreso dal gruppo Montepaschi con l’acquisto di Antonveneta. Un percorso che è stato portato a termine in un momento delicato per il sistema bancario, travolto dalla crisi finanziaria scoppiata dopo il fallimento di Lehman Brothers. Ma che non ha impedito all’istituto di Rocca Salimbeni di chiudere la maxi operazione varata sei mesi prima. Il tutto senza compromettere lo stato di salute del gruppo.

Infatti dopo aver comprato Antonveneta al doppio del valore di mercato nel bel mezzo della tempesta perfetta, quando ancora nel maggio 2008 avrebbe potuto ritirarsi dall’operazione, oggi il Presidente Mussari è alla ricerca di svariati miliardi per rientrare nei parametri patrimoniali, magari svendendo qualche asset o, una volta di più, bussando alla porta della Fondazione. Porta alla quale però si è già presentata la Finanza per recapitare una missiva del ministro Tremonti che sollecita chiarimenti sulla abnorme entità della quota di patrimonio impegnata nel gruppo creditizio.

Sfortunatamente per Mussari il 2009 è l’anno dell’Acquario e quindi dovrà ricorrere anche a qualche astrologo compiacente (1) per farsi fare un oroscopo di favore come gli articoli addomesticati del Sole 24 Ore e delle altre testate economiche che raccontano favolette a pagamento. Ai pubblicitari che scrivono sul quotidiano confindustriale consigliamo invece di farsi fare le carte dal Mago di Portici che sicuramente è più informato di loro sulla crisi finanziaria e potrà rivelargli che quando è fallita la Lehman la crisi era già scoppiata da ben quattordici mesi.

Nota (1). Tra gli oroscopi più sfavorevoli quello di Mercato Libero: tutte le costellazioni sembrano girare nel verso sbagliato per il Presidente!